L’adultità oggi tra precocità e immaturità

 “Lo sguardo psicologico” odierno mette sotto i propri riflettori una caratteristica del processo maturativo delle persone che sembra avere elementi universali e planetari.

Parlo della difficoltà a riconoscere la fase dell’adultità! Riconoscimento che si basa su due livelli complementari: l’autopercezione e la rappresentazione sociale.

Nell’autopercezione emerge che gli uomini e le donne sono confusi, non sanno bene chi sono. O meglio non si pensano adulti mai, come se fosse improprio e azzardato. Sentirsi chiamare “signore” o “signora”appare quasi oltraggioso.

Nella rappresentazione sociale chiamiamo “ragazzi” i bambini di una terza elementare come i cinquantenni che giocano il lunedì sera a calcetto. Con la stessa spontaneità e immediatezza.

Proviamo a definire adolescenza ed età adulta. Con adultità intendiamo la fase della vita in cui i compiti evolutivi sono stati raggiunti e il ragazzo consapevolmente si ritrova grande perché ha un lavoro, è sposato, intrattiene delle relazioni amicali e sociali positive. Dall’altra parte l’adolescenza è la fase della vita in cui la persona acquisisce le competenze e i requisiti per assumere le responsabilità dell’adulto (Psicologia dell’adolescenza, Palmonari, 1997). Ci immaginiamo così un processo con fasi in contiguità.

Se penso a mio padre e mia madre non sarebbero mai stati confondibili con i ragazzi del parchetto.
Per abbigliamento, modo di parlare e comportarsi. Non avrebbero mai frequentato un parchetto, giocato alla Playstation, passato le ore su Facebook

Gli adulti avevano prerogative ed aree esclusive non accessibili ai più piccoli: andare a letto tardi, prendere decisioni, la disponibilità economica, l’uso di alcol e tabacco, il sesso ecc.

Le due fasi quindi erano riconoscibili e distinte.

Oggi è arduo differenziare le fasi della vita dal punto di vista descrittivo e qualitativo.

Non ci si riconosce più o non si diventa grandi?

Entrambe le cose probabilmente.

L’adultità, traguardo agognato in passato, oggi risulta non solo una chimera a tutti gli effetti ma soprattuto incompiuta, non voluta e spaventosa.

È come se si passasse dallo stato di bambino a quello di anziano: il resto del tempo diventa una condizione esistenziale confusa i cui termini di inizio e fine sono sempre più distanti e destinati a modificarsi nel tempo. Adolescenza Infinita?

Se da una parte, è ormai risaputo, i bambini diventano grandi precocemente (adolescenza a 11 anni), dall’altra siamo di fronte ad uno storico cambiamento: si diventa vecchi a 75 anni.

La rivelazione arriva dal Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria(Università di Firenze): «Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di uno che nel 1980 aveva 55 anni». (fonte Ilmessaggero.it)

Accanto alla confusione legata alla rappresentazione dell’adulto si staglia quindi impellente la tematica dell’inizio e della fine di questa fase della vita. Quando si diventa grandi?

Alain Badiou, scrittore e filosofo francese, sottolinea nel testo “La Vera Vita -appello alla corruzione dei giovani” che la scomparsa dei riti di iniziazione espone i giovani ad una età adolescenziale infinita. Nella nostra società il servizio militare per anni ha rappresentato l’esperienza utile al passaggio dall’adolescenza all’età adulta, perché aveva in sé le prerogative dei riti di passaggio: la solitudine, la separazione, la paura, l’apprendimento di nuove competenze.

Come accennato quindi l’infanzia è rapita, snaturata, accorciata ai minimi termini. La vecchiaia è relegata al viale del tramonto.  I rituali che segnavano i confini non esistono più.

Quindi cosa differenzia i giovani dagli adulti?

La capacità di spesa.

Nella nostra vita esiste un afflato incrollabile che ci unisce in una mistica congregazione umana tesa al consumismo, “il verbo” più significativo che illusoriamente mira a dare significato alla nostra esistenza diventa comprare!

Comprare cosa poi?

Giocattoli. Piccoli o grossi che siano, li desideriamo così ardentemente fino al momento del possesso e vogliamo che calamitino l’attenzione o mettano, ancora meglio, in soggezione gli altri.

Ecco la differenza sostanziale tra giovani e adulti! È ancora di tipo quantitativo e non di tipo qualitativo!

L’adulto ha più mezzi e comprerà oggetti più costosi e imponenti.

Non è solo una questione di confini

I riti iniziatici segnavano il passaggio all’età dei grandi in termini temporali e contemporaneamente autorizzavano il ragazzo all’adultità. La mancanza di tale autorizzazione accresce l’indeterminatezza che il contesto acriticamente promuove. Il ragazzo è privato dello sguardo benevolo e accogliente che a pieno titolo conferisce poteri per andare e vivere nel mondo.

I giovani sono smarriti, senza poteri e senza fiducia di avere successo. L’indefinizione della propria identità implica drammaticamente l’impossibilità a regolare e a trattare le passioni.

I tratti dell’adolescenza infinita e diffusa permeano le età e le fasi della vita di tutti, che ci piaccia o meno. In tanti casi rimangono sfumature che caratterizzano i comportamenti e i modi di essere del nostro tempo. E non possiamo che sorridere se nostro nonno apre il profilo Facebook.

Altre situazioni raccontano invece di stalli evolutivi, empasse profonde, dove i tratti di immaturità intrecciati nelle storie personali, diventano elementi sostanziali che determinano la disfuzionalità del proprio funzionamento.

Nella mia attività clinica di psicoterapia incontro spesso persone di età compresa tra i 20 e i 50 anni che arrancano nella vita di tutti i giorni. Perdono il lavoro, subiscono passivamente le arrabbiature della moglie o dei mariti, sono iracondi, mentono, tradiscono, non prendono decisioni. In particolare essi faticano a stare in relazione con gli altri in una dimensione di autenticità e spontaneità.

“ Lorenzo ha 48 anni. Non vuole più partecipare alle lezioni di tennis e attraverso il gruppo WhatsApp comunica che non sarà più presente il venerdì sera. Da quel momento non da più spiegazioni, non risponde più al telefono e non si fa più vedere. Missing.”

“Luigi ha 37 anni e racconta alla moglie che è sul procinto di ricevere un’importante eredità da parte del nonno materno. Eredità che non riceverà mai perché non intestata a lui. La moglie non sospetta nulla e si arrabbia con il marito perché non insiste con i suoi genitori affinché gli diano quanto dovuto.”

“Michele ha 39 anni e continua a perdere il lavoro. Nei confronti dei colleghi e dei superiori appare inaffidabile e perditempo.”

Per loro l’unica interazione possibile sembra essere veicolata da un’identità fittizia, un falso sé che permette di evitare le conflittualità, i confronti e le condivisioni. Il gravoso costo correlato è l’allontanamento dai propri bisogni e dalle proprie emozioni (il vero sé) e in termini relazionali l’incapacità dell’incontro genuino con l’altro.

Istantanea dell’oggi

Ci troviamo di fronte quindi ad un’immissione frenetica ed accelerata nell’adultità, tra precocità di comportamenti spesso a rischio e infanzia negata. Ed un invecchiamento, seppur inevitabile, procrastinato fino a quando si può.

Lo status dell’adultità è quindi sovrapponibile a quella di adolescenza con una chiara connottazione comune: la confusione.

Se in termini sociali ciò promuove ed elegge tutti nella grande categoria dei consumatori incalliti e infaticabili, dal punto di vista psicologico in questa cornice socio politica si incastrano le storie personali, dove i legami fragili e collusivi determinano un empasse evolutiva e profonda.

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