La coppia tra sogno e realtà

Perchè ci si sposa se poi i matrimoni falliscono? cosa aspettarsi dalla vita insieme?

sono alcune domande da cui si snoda l’approfondimento psicologico di oggi: la dimensione della coppia

La coppia è un’entità a sè stante, più della somma dei singoli.

“Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato”.

Le parole dell’autore Erri De Luca sembrano raccontare la dimensione naturale e agognata che si implementa nel momento in cui due persone diventano coppia.  Ora siamo in due, non sono più solo!
Da due soggetti che si legano si genera un terzo soggetto pulsante che vive di dinamiche, di cocostruzioni semantiche, di condivisioni emotive proprie. Due persone, generalmente un uomo e una donna, s’incontrano, flirtano e innondano di passione e tenerezza le loro infinite e seppur brevi giornate. E’ il momento in cui i respiri e i pensieri dell’uno e dell’altra si confondono e fondono i propri bisogni, spesso arcaici, nell’aspettativa inconscia che essi possano essere presi in carico, custoditi, protetti e soddisfatti.

E’il filo doppio che non è spezzato.

Il filo spezzato

Ma il filo a volte si spezza. Se pensiamo alla coppia oggi infatti ci aspettiamo che prima o poi scoppi.

E’ risaputo infatti che le separazioni e i divorzi in Italia siano in netta crescita, anche in relazione a unioni e matrimoni di media-lunga durata (crisi del 17° anno). Ma non so se tutti sanno che anche i matrimoni sono in importante crescita (dato Istat 2015).

“L’esigenza di coppia è più forte di ogni dimensione culturale e sociale, perchè si tratta di un elemento costitutivo della natura umana”, per Paola Bassani due giovani che vivono una relazione di coppia stanno più o meno inconsapevolmente sfidando la cultura narcisistica nella quale sono cresciuti.

La caratteristica principale della scelta di legarsi ad un’altra persona oggi è l’incertezza dell’esito del viaggio: è un pò come partire per il mare aperto con una zattera. Questo percorso comporta che i due naviganti imparino a conoscersi a fondo, abbiano un’idea ed un progetto comune. Tengano fissa la meta e cambino rotta più volte a seconda degli imprevisti sul cammino. Il viaggio è arduo e periglioso.

Vero! Perchè generalmente non si è abituati a vivere con l’altro in una relazione di crescita reciproca e anche perchè spesso si decide di viaggiare da soli in nome della libertà e dell’onnipotenza.

In tutti noi esiste però un’attrazione incredibile verso la prossimità, l’unità, l’accoglienza reciproca, più forte della divisione, della separazione e dell’unicità.

Somobody to love

“Somobody to love” cantava Freddy Mercury. Ognuno sogna un amore appagante, una carezza che conforti, una sessualità avvincente e gratificante, una parola che calmi e incoraggi. E’l’attrazione all’altro. Per vivere emozioni similari si cerca un partner e ci si innamora e ci si unisce in un progetto di vita.

Scegliere il partner come in qualsiasi altra importante scelta di vita rimanda inevitabilmente ad una rinuncia, significa implicitamente rinunciare a tutte le altre possibilità che esistono in un mondo- vetrina di opportunità. Le scelte consapevoli a volte sono dolorose.

Ciò infatti richiede “una capacità di vivere il senso della perdita, l’abbandono di ogni alternativa, un limite personale di essere ed esperire.” (P.Bassani, “navigare a vista-i primi anni di vita insieme della giovane coppia” ed. San Paolo).

Scegliersi, a partire da ciò che si prova, comporta un paziente lavoro di distinzione, di separazione e comprensione. L’universo emotivo interiore è ambiguo e chiedersi “ che cosa sto provando e da dove arriva?” avvia un percorso per apprendere a distinguere e riconoscere da dove provengono le nostre emozioni. Farsi domande a volte è doloroso perchè porta a contatto con parti di sè non particolarmente gradite e non del tutto consapevoli.

La dimensione di coppia, all’ inizio della vita insieme, in una prospettiva evolutiva è segnata dal bisogno di identificazione, di coesione, dal simultaneo stagliarsi delle individualità. Due tensioni che hanno necessità di coniugarsi e connettersi attraverso lo strumento comunicativo.

Ognuno con il suo bagaglio

Quando si parte insieme e si fonda la propria unione nel matrimonio o nella convivenza  si costituisce la propria famiglia. La propria casa.

I due individui arrivano portando con sè il proprio bagaglio, la propria storia. Si alternano a questo punto lo stato di “figli” a quello di “coppia” in un altalena di dinamiche di aggiustamenti continui.

Significa mediare tra due mondi differenti caratterizzati da schemi abituali, modi di fare, stili comunicativi acquisiti.

nella mia famiglia non si parlava mai a tavola”; “ meglio urlare che non dirsi nulla”; “ mia madre svolgeva solo lei i mestieri di casa”

Coniugare, connettere e mediare gli stili familiari rappresenta in prima istanza un atto di consapevolezza e secondariamente la capacità  di rispondere alla crisi. A volte rinunciare alle abitudini della famiglia d’origine appare come una mistificazione e un tradimento della propria casa.

Lasciare il proprio padre e la propria madre risulta essere uno degli eventi centrali della vita degli esseri umani, destinato a incidere profondamente sull’ esperienza di coppia e individuale.

Questa determinante accompagnerà la storia dell’individuo e della coppia e si delineerà a partire dalla convivenza. Il processo di elaborazione della separazione dalle proprie famiglie è lento e complesso e assume sembianza di nodo ingarbugliato maggiore qualora il rispetto e l’attenzione ad esso siano negate o svalutate.

Le ferite relazionali

Qualche volta il legame affettivo funziona e nella coppia circolano bene sia un intenso piacere che una naturale aggressività.

Altre volte il rapporto si deteriora a causa di un cortocircuito elettrico che esplode e divampa fino ad incendiare gli animi e travolgere ogni straccio di dignità umana.

Il danno è direttamente proporzionale a quanto marito e moglie si sono scelti non per soddisfare le proprie pulsioni erotiche, ma bensì per riparare alle deprivazioni subite in infanzia (P.Scalari, 2011).

L’aspettativa è che l’amore del coniuge possa lenire e risanare le ferite accumulate nel tempo procurate da genitori incuranti, distratti, egocentrici ecc.  Ma tali aspettative sono mal risposte  e non per la qualità affettiva del partner. Nessun amore sentimentale può colmare un bisogno affettivo infantile, anzi può accadere che ricevere amore e affetto risvegli una sete incolmabile di sentimento.

Alberga nell’ adulto incompiuto una sofferenza che esce allo scoperto quando ritiene di trovare sollievo con un piglio richiedente che chiede, reclama, urla il proprio bisogno.

Nel simulacro della coppia i bisogni infantili a volte si incastrano e apparentemente i membri della coppia si legano nella conflittualità, nel tradimento, nella continua incomprensione.

La vita presenta fasi e accadimenti: la nascita di un figlio, la morte di un parente, la perdita del lavoro, l’adolescenza dei figli. In questi momenti la famiglia fino a quel momento compensata può essere completamente destabilizzata.

A volte il figlio più sensibile si fa portavoce di un malessere familiare, arcaico, genitoriale, attuale.

Il potenziale curante della coppia

E’estremamente interessante che nel mio lavoro quando ascolto coppie in crisi il potenziale curante della coppia sia rintracciabile nei primi momenti della nascita della storia d’amore.

Dall’ esperienza clinica ho imparato a  parlare di potenziale curante della coppia come di quella dimensione  che descrive la capacità di muoversi insieme nel cammino della consapevolezza come in un tango con un tempo binario.

Le aree che caratterizzano la coppia ossia l’amore romantico, la complicità amichevole e la solidarietà si muovono a passo di danza in una coreografia mutevole e adattiva a seconda del tempo di vita.

L’alternarsi dei tempi e dei modi di essere della coppia fin dalla sua origine sembra essere predittivo della possbilità e capacità di superare le criticità e/o le fasi di cambiamento della vita.

 

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